Presidente CNE: “L’associazionismo sociale all’estero: ruolo e rappresentanza

Relazione introduttiva di Rino Giuliani Presidente CNE.

Nei giorni scorsi, nel nostro mondo siamo stati in molti a pensare che una fase si era chiusa e che era necessario aprirne un’altra nuova fondata  sulla autonomia dei soggetti  istituzionali e sulla valorizzazione delle diverse forme della rappresentanza.

Principi nuovi ,nuovi assetti organizzativi,  rapporti diversi fra i soggetti istituzionali , un ciclo nuovo nelle relazioni fra istituzioni e associazionismo.

La produzione di ipotesi normative atte a rinnovare gli assetti della rappresentanza istituzionale dei cittadini italiani residenti all’estero invecchia quando sarebbe necessario porre mano al rinnovamento di  Comites e di CGIE

Non è certo l’esistenza di 18 parlamentari  eletti la causa della ridiscussione dei due organismi. Le cause preesistevano e permangono e sono tutte interne ai limiti delle rispettive leggi istitutive e del modo come alle stesse si è dato concreta attuazione.

I 18 eletti  più che una rappresentanza istituzionale sono parlamentari di diversi schieramenti politici a pieno titolo  responsabili verso l’intero corpo elettorale.

Ovviamente esiste anche una rappresentanza non istituzionale, l’associazionismo la cui complessa funzione  non si esaurisce nel fornire la base della legittimazione democratica ad organismi istituzionali iniziando dalle liste per le elezioni dei Comites.

Mi riferisco  all’associazionismo del quale una parte significativa  è’ rappresentata dalla CNE.

Mi permetto di ricordare che oltre 850.000 sono stati i partecipanti al voto per le elezioni dei comites.

Mi permetto di ricordare che la rappresentatività del CGIE promana dalla sua componente espressa dai comites e dalle associazioni nazionali.

Le associazioni regionali , a loro volta  collegano con  i territori di provenienza moltissimi connazionali all’estero, rappresentano significativamente e concorrono a tramandarlo un patrimonio culturale che è parte integrante della storia nazionale e dei valori unificanti in cui tutti ci riconosciamo.

Con quelle associazioni con le quali nei paesi d’accoglienza, e nelle regioni italiane s’intrecciano le nostre iniziative, dobbiamo avanzare proposte  per un  più fecondo percorso comune.

La CNE  si pone nei confronti delle istituzioni con una naturale attitudine al confronto delle posizioni a partire dalle proprie autonome elaborazioni sapendo del contributo che può dare in organismi di consultazione e rappresentanza quale  il CGIE ma sapendo anche che ciò non ne esaurisce la  sua funzione di proposta che ha bisogno di sedi reali ed i interlocutori  affidabili.

Quelle sedi noi abbiamo cominciato ad indicarle agli interlocutori istituzionali mettendo avanti un valore in se costituito dalla nostra autonomia.

Autonomia delle proposte, autonomia nelle rivendicazioni per gli italiani all’estero.

L’autonomia delle associazioni è una scelta convinta che più volte nell’Ufficio di Presidenza  abbiamo insieme sottolineato come essenziale.

Questa autonomia , se da noi convintamente praticata, ci renderà più forti e più credibili.

L’associazionismo è  garanzia di pluralismo ed è il solo in grado  di porre negli organismi  istituzionali un freno a quella deriva partitica che contraddice la stessa ratio della legge istitutiva del CGIE.

Tutto questo dipende da noi e dalle scelte che insieme decidiamo di fare.

Nei giorni scorsi abbiamo letto o sentito di rappresentanza istituzionale , di base, intermedia e parlamentare.

Quella forma di  rappresentanza pur importante e da rilanciare,  è solo uno dei modi in cui la rappresentanza si realizza.

La realtà degli italiani all’estero così complessa ed articolata non può riconoscersi su modelli imperniati sulla sovraordinazione di alcuni su gli altri

Ridefinire funzioni ma anche modi di relazione fra soggetti, riconoscere ruoli e valorizzarli,  fare  dei protagonisti che operano in emigrazione tanti momenti di un sistema  di servizio per gli italiani all’estero sarebbe una novità apprezzabile.

A questa logica fra pari con funzioni diverse,  dobbiamo far ricorso anche quando ci riferiamo al CGIE.

Al suo interno sono presenti diversi soggetti :le associazioni, i sindacati, i partiti politici, anche se non tutti, rappresentanti di ministeri, rappresentanti di regioni oltre ad un numero imponente di aventi diritto di parola anche se non di voto.

Ne poteva nascere un sistema organizzativo sul modello del Cnel dove nessuno è politicamente apolide ma dove prevale il raggiungimento dei fini  istituzionali e non  si riproducono schematicamente  problematiche di schieramento politico o partitico. Il modello di organo consultivo temperato da un protagonismo responsabile delle rappresentanze  avrebbe  fatto del CGIE la casa di tutti.

Mi sembra che le decisioni prese da ultimo dal Consiglio segnali invece il dato oggettivo: del prevalere  delle logiche  di schieramento, delle dialettiche partitiche  peraltro andate anche troppo sopra le righe.

La mancanza  di un più consistente associazionismo di promozione sociale al suo interno ha finito per  azzerare quella autonomia dell’organismo  senza la quale  i dati di schieramento partitico hanno prevalso.

E’ la revisione in primo luogo dei criteri di composizione del CGIE che vanno presi in esame dando più spazio all’associazionismo di promozione sociale  tenendo anche conto che i partiti in quanto tali realizzano la loro rappresentanza nelle sedi in cui costituzionalmente la esercitano e cioè il Parlamento

Si deve tenere conto che nelle comunità italiane all’estero si è sviluppata, e non da oggi, ed è attiva da tempo una vasta rete di associazioni di carattere sociale, culturale e religioso che bene risponde alle esigenze di partecipazione, di identità e di visibilità dei connazionali residenti all’estero.

Tale realtà ha le sue referenze nelle associazioni nazionali ed in quelle regionali spesso fra loro collegate.

Come l’associazionismo valorizza il pluralismo così la semplificazione partitica mortifica le associazioni.

Quello che però risulta più povero di apporti, di stimoli, di partecipazione è, alla fine, il quadro d’assieme in cui s’inscrive l’azione che deve essere svolta a sostegno dei nostri concittadini.

Non ci sfuggono le esigenze di rinnovamento del modo di essere  delle associazioni, delle nostre associazioni ma non ci sfugge la condizione delle forze politiche  alle prese con un instabile quadro bipolare che non diventa mai  naturale alternanza  democratica fra stabili schieramenti fra loro alternativi.

Noi rivendichiamo autonomia,  pluralismo  e agibilità

Non si può seguitare ad ignorare la richiesta che avanziamo di un riconoscimento del nostro ruolo.

Non si sostituisce o si assorbe una realtà quale l’associazionismo.

Non lo si sostituisce  né lo si assorbe   né a Roma  nè nei paesi  d’accoglienza.

Mi permetto di ricordare che la grande mobilitazione per andare a votare è stata fatta dalle migliaia e migliaia di  associazioni e che la partecipazione senza di loro non sarebbe stata quella che poi si è avuta.

Lascio ad altri soggetti la possibilità di fregiarsi di altre benemerenze  per altri meriti  elettorali.

Le elezioni comunque sono alle nostre spalle  e possiamo ripetere, pur  nella soddisfazione di aver gli eletti della circoscrizione esteri, che, se le elezioni sono passate i problemi dei quali ci siamo sempre presi carico come associazionismo restano e vanno risolti.

Il mondo  degli italiani all’estero ovviamente non è solo quello rappresentato dai partiti italiani.

Ci sono realtà rappresentative non istituzionali, quali le associazioni ed altre non necessariamente rappresentative quali le parrocchie le Camere di Commercio, enti  ecc e Ognuno deve avere  spazi e sedi in cui esprimersi.

Se si vuole rinnovare il complesso circuito plurale impegnato a sostegno degli italiani dobbiamo tenere conto di questo dato.

I partiti a loro volta prendendo atto di essere solo una parte di quella ricca e complessa realtà dovrebbero  contenere i rischi di un ruolo totalizzante, fare spazio a tale pluralità  restituendo anche nella riforma di Comites e CGIE gli spazi all’autonoma azione delle associazioni.

Le differenze d’impostazione, anche di principio non devono impedire il lavoro comune nella rappresentanza dei connazionali..

Abbiamo bisogno di un organismo che di volta in volta, laicamente, si confronti, si compatti o si divida nel merito delle questioni e non di  maggioranze e minoranze ” a priori”

Lo diciamo pensando al fatto  che si possano  creare le condizioni di agibilità di un effettivo pluralismo che non coincide affatto con la constatazione  che si debbano riprodurre  schieramenti simili a quelli che il sistema elettorale oggi in vigore ha prodotto in parlamento.

Soltanto chi pensasse che il pluralismo presente in emigrazione esaustivamente lo rappresentano le forze politiche può pensare per far funzionare il CGIE di  suggerire, come ho letto, ” un sistema, un criterio di limitazione del modo della composizione degli organismi dirigenti per dare spazio alla minoranza”.

Se è vero, come è vero che solo entrando in una logica che porti a considerare le diverse articolazioni della rappresentanza come un sistema organico e non come una schematica gerarchia si può rispondere in modo pieno alla richiesta di partecipazione che viene da un mondo tanto articolato e complesso” allora da chi ha primarie responsabilità ci attendiamo non domani ma ora proposte concrete ed un tavolo per poterle discutere

Sentiamo parlare di cantieri aperti non si sa dove e con chi dal momento che come  CNE che pure significativamente rappresentiamo gli interessi, le aspettative, i bisogni  del sopracitato articolato e complesso mondo siamo intanto  alla ricerca  di un tavolo di consultazione .

Un cantiere che ha l’obiettivo di produrre risultati che riguardano tutti noi,  lo si dovrebbe aprire con la partecipazione di tutti i soggetti interessati

L’impressione, anche per nostri limiti passati .è che l’associazionismo , e la CNE in specie,  sia visto da alcuni come un’istanza   votata agli appelli di principio  , una realtà da coinvolgere  quando serve ed  il cui parere non è obbligatorio  e non vincola

Io penso che sbagli chi creda dalle difficoltà di oggi a sostenere la forza delle nostre ragioni che vi sia  una delega di fatto dell’associazionismo a decidere anche in suo nome.

Vicende recenti e meno recenti,  azioni ed inazioni ,evidenziano  in alcuni una considerazione tutta strumentale delle associazioni.

Le associazioni non sono soggetti di secondo livello, Le associazioni nazionali,  in specie, possono  soffrire delle difficoltà proprie di un soggetto che non viene adeguatamente riconosciuto nella sua rilevanza sociale e quindi non sostenuto da una normazione che ne supporti  economicamente  il ruolo

Diversamente da quanto avviene a livello delle associazioni regionali o per le associazioni di promozione sociale operanti in Italia.

E tuttavia l’associazionismo seguita a crescere mostrando di saper garantire il contatto con le comunità, di saper cogliere le trasformazioni sociali in atto  di sapere offrire alle comunità mezzi di comunicazione sociale, servizi specializzati, di ricerca scientifica, di salvaguardia del patrimonio storico  dell’emigrazione.(penso ad es  al Centro CSER di Baires  o al Premio Pietro Conti  di scrittura dell’ emigrazione promosso dalla Filef)

Siamo il più antico ed attuale radicamento , una delle  forme primarie  di aggregazione dei nostri connazionali accanto alle società di mutuo soccorso, alle cooperative ed alle parrocchie.

Come CNE, proprio per  questo, pensiamo di avere  voce in capitolo  su questioni e scelte che interessano gli italiani all’estero.

Lo abbiamo fatto osservare in un incontro con l’on Danieli che in tale sede ha preso l’impegno a sostenere la nostra richiesta di un concreto riconoscimento del nostro ruolo sia attraverso la partecipazione nostra  al CGIE  con diritto di parola e non di voto sia con una concertazione , di volta in volta sulle decisioni che il viceministro per gli italiani all’ estero avrebbe assunto.

Di tutto ciò noi non abbiamo visto nulla anzi una recentissima lettera che richiamava agli impegni assunti, e che voi conoscete,  non ha avuto alcuna risposta.

Mi ricordo che  , tra le proposte avanzate recentemente e condivise vi  era anche   quella di un “Tavolo di consultazione permanente” per consultazioni programmate sui fatti più salienti della vita delle nostre collettività

Noi siamo tuttavia parte significativa dell’articolato mondo della nostra emigrazione e nella riorganizzazione complessiva della rappresentanza  abbiamo proposte da avanzare e ruoli da svolgere.

A chi ci indica la strada del rinnovamento del  nostro modo di essere associazioni con forte rilievo sociale  fra gli italiani all’estero diciamo che la nostra strada l’abbiamo iniziata  a partire dalla consapevolezza della nostra unitarietà, dal confronto con  le vicende dell’associazionismo regionale con il quale inutilmente alcuni hanno tentato e tentano di creare antagonismi e concorrenzialità  anziché favorire complementarità ce collaborazione ed a partire anche  dalla  peculiarità delle storie diverse  da cui è nata ognuna delle nostre associazioni..

Noi ci conosciamo per le specificità di ognuno ma anche ci riconosciamo in quel “grande comune denominatore” rappresentato dalla volontà di fare e di fare bene  gli interessi dei nostri concittadini che sono fuori dei confini  della patria.

Noi non respingiamo l’invito di chi ci stimola a rinnovarci:, A qualcuno diciamo pure anche tu rinnovati, abbandona la pratica pedagogica e rifletti  sui modi del tuo rinnovamento.

Noi rivendichiamo nelle relazioni con gli altri soggetti di rappresentanza degli italiani all’estero la pratica di regole condivise, un sistema di regole che sono un indicatore di vita democratica  se riferite alla attività interna delle organizzazioni ma anche alla relazione fra le organizzazioni e con le istituzioni.

Alla fine non è più accettabile che la regola è che non ci sono regole.

All’origine delle nostre associazioni vi  sono sensibilità , dati culturali, culture politiche , principi religiosi  già presenti nel nostro popolo.

Le riconosciamo diverse per quello che sono e per quello che fanno ma sopra ogni cosa le riconosciamo  nei tratti comuni rappresentati dalla scelta di porre sopra ogni altro interesse quello delle persone  rappresentate.

Associazioni ve ne sono di diverso  tipo anche all’interno del CGIE

Sarebbe una corretta registrazione del ruolo delle regioni se anche le  consulte regionali fossero prese in considerazione e partecipassero alla vita del Consiglio

Sono le associazioni gli strumento intermedi in grado di fornire  risposte puntuali alle domande che vengono avanti dall’interno delle nostre comunità.

Come CNE riteniamo che il tessuto diffuso dell’associazionismo  dell’emigrazione sia il più adatto  a valorizzare  la prossimità ed a favorire i legami con l’Italia.

Chi risponde  con concorrenzialità  e tentazioni di autosufficienza. Sbaglia.

Noi pensiamo che quella articolazione, complessità e  ricchezza debba riconoscersi in un  pluralismo nella rappresentanza, e che questo pluralismo  non sia  gerarchizzabile , vada riconosciuto come equiordinato nelle diverse sedi

E’ solo apparentemente ed  astrattamente esaustiva l’ autosufficienza di un modello secondo il quale oggi vi sono degli eletti dall’estero che devono essere supportati da un  CGIE “intermedio o “cinghia di trasmissione”, che  funziona da  superufficio  studi e da stazione intermedia d’arrivo dei desiderata dei nostri concittadini portati da chi, essendo stato eletto dai comites è in grado di decodificarne i bisogni.

Non che  una attività di studio e di proposta non abbia la sua importanza ed efficacia anzi , ma a patto che ci si ricordi che il CGIE deve interloquire con tutto il parlamento e con le altre istituzioni .

Ora dedicando qualche considerazione di dettaglio proprio al CGIE la prima constatazione è che esso si è riassestato organizzativamente, i buoni propositi per il futuro sono stati riaffermati, gli intenti oppositori altrettanto riaffermati.

Da un versante si esprime  la preoccupazione di chi, ritenendosi in maggioranza politica afferma la necessità di modifiche al CGIE atte a garantire il peso della minoranza politica e  dall’altro versante si chiede di  procedere ad un’ampia riforma della legge istitutiva del Cgie per adeguare al suo interno adeguata e formale rappresentanza in tutte le sue componenti politiche e territoriali”.

Mi pare che l’esigenza di avere un CGIE che rifletta la complessità e la ricchezza del mondo dell’emigrazione  non sia proprio in cima ai pensieri di chi ,pur vicendevolmente ,contrapposto anche dopo gli esiti dell’ultima assemblea  , di fronte alle difficoltà gravi  del Consiglio ripropone  la ricetta inadeguata della gestione dei partiti

Oggi faccio solo osservare che l’inadeguatezza interna la si affronta  ripartendo dai  criteri di composizione dell’organismo ,per passare a quelli del suo funzionamento, alla sua  finalità generale ed agli obiettivi qualificati legati alla sua esistenza.

D’altro canto se la realtà dell’emigrazione è davvero un mondo “articolato, ricco e complesso”  un CGIE che nel suo funzionamento non rifletta tale realtà non può pienamente svolgere  la sua funzione attuale.

Noi siamo parte importante di questo mondo e nella riorganizzazione complessiva della rappresentanza  abbiamo proposte da avanzare e ruoli da svolgere.

A chi ci indica la strada del rinnovamento del  nostro modo di essere associazioni con forte rilievo sociale  fra gli italiani all’estero , lo ripetiamo, la nostra strada l’abbiamo iniziata  a partire dalla consapevolezza della nostra unitarietà, a partire dal confronto costruttivo aperto con  le vicende dell’associazionismo regionale e con la riflessione sulle  peculiarità delle storie da cui è nata ognuna delle nostre associazioni..

Per realizzare quell’interesse l’associazionismo vuole concorrere unito disposto a mediare al suo interno rispetto alle singole appartenenze .

E’ per tale fine e non per un presenzialismo che non ci appartiene  che puntiamo al riconoscimento della CNE come interlocutore delle istituzioni.

Tutto non si esaurisce nell’ipotizzato circuito istituzionale  che finirebbe per essere  top -down..

Sono le associazioni gli strumento intermedi in grado di fornire  risposte puntuali alle domande che vengono avanti dall’interno delle nostre comunità.

Come CNE riteniamo che il tessuto diffuso dell’associazionismo  dell’emigrazione sia il più adatto  a valorizzare  la prossimità ed a favorire i legami con l’Italia.

Chi risponde  con concorrenzialità  e tentazioni di autosufficienza. Sbaglia.

Si vuole fare una commissione ad hoc per riordinare razionalmente il complesso delle  rappresentanze in emigrazione?

Noi pensiamo che di quella commissione la  CNE debba farne parte.

Non vogliamo svolgere l’inutile decorativo ruolo dei “coinvolti” o degli “invitati alla ratifica di accordi di altri.

Sappiamo che tutto ciò dipende da  noi  dalla nostra capacità di valutare, dalle proposte che possiamo avanzare, dalla forza che possiamo mettere in campo per sostenerle.

Il neo Segretario Generale Carozza sente il dovere di “prendere in considerazione le diverse componenti culturali e le sensibilità politiche”.

Ma il problema della revisione del CGIE non è  nel riequilibrio fra i partiti che la legge istitutiva ad oggi  vigente prevede in un certo numero nel CGIE stesso quanto nella revisione dei criteri che penalizzano la componente associativa a vantaggio di rappresentanti ministeriali e dei partiti che ripeto potrebbero dare  in forma diversa un contributo . Gli uni  in una cabina di regia interministeriale presso la presidenza del consiglio per coordinare gli interventi governativi in tema di emigrazione e gli altri  nella valorizzazione e nel  raccordo degli eletti.

Come l’associazionismo ha i suoi compiti altrettanti ed importanti ne ha il parlamento.

Micheloni lo ha ricordato : in Parlamento gli italiani all’estero hanno  dei referenti, ma non ancora tutti gli strumenti. Alla Camera all’interno della Commissione Esteri è previsto un Comitato per gli italiani all’estero, ma non risulta essere stato insediato. Al Senato, c’è una mozione che porta, tra gli altri la firma di Micheloni, per l’istituzione di una Commissione permanente che verrà discussa dopo l’approvazione della finanziaria.

Sarebbe un buon punto di partenza per quella riarticolazione funzionale  della rappresentanza in quanto Noi come CNE  dobbiamo attrezzarci meglio per essere propositivi  protagonisti.

Chi partendo da un dato reale   e cioè dalla necessità  di un adeguamento dell’associazionismo

Lo consideriamo una necessità  a fronte dei mutamenti avvenuti a livello planetario e nelle singole società nazionali.

La società che cambia non la vediamo come un rischio per la nostra esistenza ma anzi la consideriamo un sano fattore di stimolo della nostra trasformazione in atto e della nostra  crescita.

La nostra crescita è legata anche alla crescita della nostra   capacità  di concertare sugli obiettivi dei nostri concittadini all’estero, di avere al riguardo un  ruolo sostanziale, di vedere riconosciuta l’attività che  svolgiamo e le istanze che rappresentiamo.

Non deleghiamo  il nostro ruolo propositivo ad altri soggetti privati o istituzioni , anzi pensiamo che una maggiore  forza può nascere dal raccordo che oggi non c’è della CNE con tutte le altre associazioni che si rendano disponibili  ad un lavoro comune su grandi obiettivi strategici su un modello di relazione e di vincoli simili a quelli che sono alla base dei diversi Forum delle associazioni di promozione sociale.

Le nostre comunità all’estero, con il loro pluralismo associativo ed organizzativo sono una realtà che insieme può meglio valorizzarsi.

Avviandomi alla conclusione della mia introduzione ai lavori odierni desidero svolgere alcune brevi considerazioni che riguardano il nostro lavoro futuro come CNE.

Occorre fare in modo che le associazioni che si riconoscono nella CNE  conoscano e sostengano insieme  anche nelle articolazioni regionali ed all’estero il processo di rinnovamento che abbiamo avviato, la natura  ed i limiti che ci siamo imposti in un mondo dove la rappresentanza è plurale, dove non vogliamo svolgere il ruolo di altri anzi vogliamo che tutti si realizzino al massimo delle possibilità.

E’ nostro compito non sottacere le differenze che ci sono fra noi ma è dovere non esasperarle, assumendo la pratica del rispetto reciproco e soprattutto mettendo in comune  quello che è prevalente e cioè la volontà di operare per la  esigibilità dei diritti costituzionali  dei nostri concittadini, per un rinnovato e forte legame con l’Italia  di oggi e del futuro.

Per farlo dobbiamo incominciare a promuovere il rinnovamento dell’associazionismo mettendo in moto le articolazioni organizzative delle nostre associazioni su temi concreti ed attuali di promozione sociale

Il prossimo Ufficio di Presidenza della CNE sarà l’occasione per definirne i contenuti, i tempi ravvicinati e le modalità.

Guardiamo con fiducia agli impegni  che abbiamo di fronte

Siamo consapevoli delle nostre responsabilità  e delle aspettative dei concittadini all’estero .

Allora, se me lo consentite, facciamo bene e fino in fondo la nostra parte.

13 DICEMBRE 2006 – Sala Convegni di “Casa S. Bernardo” Via Laurentina 229 Roma

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